L'anticamera del cestino

Raccolta differenziata di esperienze di dubbia utilità

The iPad is iBad for freedom

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The iPad is iBad for freedom, originally uploaded by _Max-B.

I DRM sono usati dalla Apple per restringere la libertà degli utenti in vari modi, includendo il blocco dell’installazione del software che proviene da altre fonti eccetto che dall’Application Store ufficiale, e regolando ogni uso dei film scaricati da iTunes. Inoltre la Apple ritiene che eludere queste restrizioni sia un’offesa criminale, anche per scopi che sono permessi dalla legge sul copyright. (Da: iPad is iBad for freedom by Free Software Foundation)

Written by Max-B

17 agosto 2010 a 16:00

Pubblicato su Linux

8 Risposte

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  1. Ci sono persone che vivono insieme alle loro famiglie creando software o facendo film. E sono d’accordissimo sul copyright. Il blocco è una misura necessaria.

    Alessandro

    10 febbraio 2011 at 15:45

  2. Ciao, potresti spiegarmi meglio ed eventualmente aggiungere qualche argomentazione alla tua frase: “Il blocco è una misura necessaria”.

    Max-B

    10 febbraio 2011 at 15:53

  3. Ciao Max, proseguire una campagna di contrapposizione dei software non lo ritengo corretto. Primo: Non si può dire che un software lede le libertà personali nè tantomeno un device può farlo (è una libera scelta poter usare un software open-source o comprare un pacchetto antagonista). Come potrai notare dai log del tuo server io sto usando Linux però ritengo per alcune realtà aziendali non sono adatte a Linux ne tantomeno all’open-source (per compatibilità e investimenti). Il software è closed solo per tutelare aziende e persone che investono le loro vite in un prodotto.
    Ciao!

    Alessandro

    11 febbraio 2011 at 08:13

  4. “Non si può dire che un software lede le libertà”…
    penso non sia assolutamente vero: in tanti casi il vendor lock-in di alcuni software incatenano le persone a continuare ad utilizzare sempre lo stesso programma. E questa non è Libertà.

    Poi magari non è colpa intrinseca del programma che di per sè non fa nulla ma delle ditte e aziende leader.
    Ci sono molti esempi: l’ECDL (per la petente europea la EU chiede che sia garantita la neutralità ma in molti casi non è così) spesso viene proposta solo con pacchetti Office (la gente non esperta pensa esista solo il pacchetto MS per scrivere e fare calcoli), Abobe per quel che riguarda Flash Player, Oracle (questione OpenOffice e Mysql)…

    Che esistano programmi a codice chiuso è una lecita scelta del programmatore (o del suo datore), il problema è che chi acquista sia veramente informato sui limiti che ti impone un certo prodotto. Meno giusta la campagna di denigrazione del software Open portata avanti da BSA (e questo è un altro esempio).
    http://fsfe.org/projects/os/bsa-letter-analysis.html

    Il mondo e parte della nostra vita sono sempre più virtuali: penso sia doveroso da parte di chi ama la propria Libertà (e magari pure quella degli altri) difendere il software Open.

    Alle

    11 febbraio 2011 at 10:54

  5. La campagna della FSF “iPad is iBad for Freedom” ha lo scopo di diffondere consapevolezza fra le persone sulle limitazioni che vengono imposte su certi prodotti. E’ giusto che un’azienda possa produrre software closed source ma il consumatore dovrebbe essere adeguatamente informato sulle limitazioni che vengono imposte. Così come nelle sigarette viene messo l’avvertimento “Il fumo nuoce alla salute” su certi prodotti andrebbe scritto “Questo prodotto contiene software che limita la tua libertà. Leggi attentamente la licenza d’uso”.

    Max-B

    11 febbraio 2011 at 11:34

  6. Ciao Alle,
    ti sbagli. Tu stai ponendo la questione filosofica, io tecnica. Io, cittadino, devo e posso, essere in grado di comprare QUALSIASI device o software si adatti alle mie necessità. Non si decide a priori se un software è aperto o chiuso. Il software va visto in termini di utilità. Il vendor lock-in ricade nelle libertà delle aziende. La nostra liberta è decidere di comprarlo o meno.

    Alessandro

    11 febbraio 2011 at 17:32

  7. Sì e non solo filosofica, pure etica…
    mah sì, in effetti “basta che funzioni”, che problemi mi faccio?

    A parte l’ironia, nessuno ha mai scritto in questa pagina, che ognuno non possa comprarsi quello che vuole.

    E neanche che bisogna utilizzare un software a priori! Il mio software lo scelgo con accuratezza: metto sulla bilancia vari aspetti, oltre la funzionalità, la stabilità e il codice aperto.
    Ovviamente in questo modo tra 2 programmi similari quello con il codice open, per come la vedo io, vince. Già solo con l’utilizzo so di aiutare il programma a crescere (segnalazioni di bug, popolarity-contest, ecc).

    Quando parlo di vendor lock-in intendo semplicemente non rimanere imprigionati per colpa delle nostre abitudini a determinati strumenti ma conoscere e usare senza pregiudizio gli applicativi che abbiamo a disposizione.

    Un aneddoto: tempo fa sono andato ad un corso di Indesign con il mio Scribus… ho seguito senza problemi la lezione e adesso so usare un programma in più (giovane e che deve crescere ok ma un buon prodotto)…

    Però mi rendo anche conto che questa discussione non ci porta a nulla. Io ho le mie idee e tu le tue… tu affermi “Il software va visto in termini di utilità” ma per me un aspetto fondamentale dell’utilità è che sia recuperabile dai miei repository e quindi che sia open… per cui ognuno ha la sua visione. Io tengo alla mia Libertà e poi ognuno fa e compra quel che vuole. Il mio compito è semplicemente far conoscere alla gente l’alternativa.

    Alle

    11 febbraio 2011 at 18:25

  8. Ciao!
    Non c’è nulla di positivo per l’utente nel vendor lock-in e, anche se “rientra nelle libertà del venditore”, fortunatamente, la EU sta cercando di limitare questa pratica a favore della libera concorrenza che, oltre ad essere più vantaggiosa per l’utente finale, è certamente un importante stimolo per l’innovazione. Ne sono un esempio le recenti direttive della Comunità Europea che hanno sollecitato Microsoft a supportare l’ODF in Office (http://ur1.ca/38105) o lo Standard Interoperability Framework su cui sta lavorando la commissione istituita.

    Alessandro scrive: “[…] Io, cittadino, devo e posso, essere in grado di comprare QUALSIASI device o software si adatti alle mie necessità […]”. Sfortunatamente sull’iPad non puoi farlo, poiché puoi utilizzare solo il software che è stato approvato da Apple. Non puoi nemmeno installare sul tuo device il software che ti sei sviluppato in casa se prima non viene approvato da Apple. Per questo “iPad is iBad for Freedom”.

    Max-B

    12 febbraio 2011 at 10:22


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